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November 18 Le 8Sono le 8 di una delle tante serate autunnali, di quelle in cui la noia sembra prendere il sopravvento su ogni cosa… tante cose da fare, poca la voglia di compierle effettivamente: le pagine di storia che mi attendono ma che evito con cura, la camera nel caos più totale che sembra molto più simile a un quadro di Picasso che a una stanza. Antonio mi aveva chiamato per sapere se ero disponibile per una pizza allo stesso posto e alla stessa ora e, automaticamente, la mia voce aveva risposto di sì… senza neanche pensarci troppo. Da allora sono rimasto immobile, con lo sguardo fermo a contemplare Dio-solo-sa-cosa. Fuori dalla finestra qualche uccello intona un’armoniosa melodia, mentre il mio pensiero, da tutt’altra parte, sembra rifiutarsi di obbedire ai miei comandi. L’arrivo dell’ennesimo messaggio pubblicitario della TIM mi riporta coi piedi per terra, per rendermi conto di essere ormai in ritardo: un saluto veloce a mia madre, per poco non dimentico di prendere la patente e sono già in macchina. Sono questi i momenti che preferisco: quelli in cui, col sottofondo della Pandarella che non sfiora neanche i 60 chilometri orari, ti senti pienamente libero dalle tante preoccupazioni che soffocano la vera esistenza mentre la mano si limita meccanicamente a scivolare sul cambio per passare dalla terza alla quarta. L’unica meta del mio viaggio è la realizzazione di me stesso quale sono e come non potrei mai essere altrimenti: lo stesso me stesso che a volte mi sembra di odiare più di qualsiasi altra cosa al mondo, lo stesso me stesso che ogni tanto ha bisogno di sfuggire alla razionalità del mondo reale per rifugiarsi nell’infinito dell’immaginazione e della musica, lo stesso me stesso che probabilmente si sarà pentito così tante volte fino ad ora da essere incredulo quando gli sembra di essere soddisfatto, lo stesso me stesso che ora parcheggia davanti al liceo per camminare fino a via del Centenario. Ogni tanto, se invece di essere presi dalle inutili preoccupazioni quotidiane ci decidessimo a buttare nel cesso ogni sorta di inutilità, a lasciarci alle spalle non soltanto il nostro passato ma, almeno per qualche minuto, il nostro presente e il nostro futuro, solo allora potremo raggiungere quello stato di equilibrio e di imperturbabilità che finora ci hanno semplicemente insegnato essere in un mondo ultraterreno. Probabilmente si eviterebbero tante minchiate, tanti discorsi inutili; magari non dovremo sorbirci la frustrazione di tante persone che ce l’hanno con noi soltanto perché loro non sono state in grado di arrivare fin dove altri sono riusciti. Insegnate alla gente a non fare un cavolo ogni tanto, magari
non farebbero neanche cavolate.
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